Contesa tra Oriente e Occidente la Basilicata ha vissuto alti momenti artistici fin dalla comparsa dell'uomo sul suo territorio. Possiede un patrimonio prezioso quanto vario, lontano dagli abituali canoni stilistici, ha da sempre attinto dall'artigianale artistico che ha fatto propria ogni corrente o cultura con cui sia venuto in contatto.

 

Il periodo romano con i mosaici dei pavimenti o il meraviglioso sarcofago di Rapolla del II sec. a.C. che può essere eletto simbolo del fenomeno di arte “importata”, in quanto proveniente dall'Asia Minore. Il fenomeno dell'arte importata divenne poi tipico in epoca feudale e continuò nel 1600. Della dominazione gotica oggi resta l'antica Pietra Pagana (Pescopagano), dove sono stati rinvenuti idoli e iscrizioni dedicate al dio Silvano. Poi nuovi impulsi culturali si sono avuti grazie al diffondersi del monachesimo greco-orientale fin dal VII sec. e nel corso di tutto il Medioevo, periodo in cui arrivano in Lucania monaci che seguono la regola di S. Basilio. In fuga dalle persecuzioni Iconoclaste e dal dilagare delle popolazioni arabe, animati dal bisogno di vita contemplativa, costruiscono numerosi eremi, laure e cenobi soprattutto sulla Murgia di Matera e all'interno della stessa città.

Con il Medioevo normanno-svevo si diffondono imponenti opere di fortificazione, conti e baroni ampliano fortilizi longobardi e bizantini preesistenti o edificano nuove roccaforti e castelli: fondamentali sono quelli federiciani di Melfi, Lagopesole e Palazzo S. Gervasio. Anche in ambito religioso si hanno segni tangibili di vivacità artistica. Ascrivibili al romanico, con influssi di diverse regioni italiane nonché di gotico cluniacense, sono: l'abbazia della SS. Trinità di Venosa, la Cattedrale di Acerenza, il campanile della Cattedrale di Melfi, S. Maria di Anglona, la Cattedrale di Matera e quella di Rapolla, il santuario di S. Maria di Pierno, l'abbazia di S. Michele Arcangelo a Montescaglioso, S. Michele a Potenza, la chiesetta di S. Maria delle Grazie in Capodigiano a Muro Lucano, S. Giovanni Battista e S. Domenico a Matera e il Duomo di Atella.

Appartengono all'Età angioina gli affreschi della Trinità di Venosa e delle chiese rupestri di S. Maria della Valle a Matera, di S. Antuono a Oppido Lucano, di S. Lucia a Rapolla e di S. Margherita a Melfi. La diffusione, verso la fine del XIII sec., dei francescani e degli affreschi delle loro chiese rappresenta una vena innovativa nella pittura lucana (cripta di S. Francesco a Irsina).

Alla crisi del Regno di Napoli il territorio è frazionato in piccoli stati nelle mani di feudatari che edificano castelli e ne riadattano di preesistenti: imponenti quelli di Melfi, Miglionico, Valsinni, Episcopia. Oggi torri superstiti sono a S. Mauro Forte e a Picerno, ma belli anche sono i castelli di Moliterno, Brienza, Cancellara e Lavello. Alcuni sono diroccati, altri sono ridotti a semplici ruderi, eppure costituiscono, insieme a interi centri abbandonati come Craco, ambienti ruderali che segnano il paesaggio conferendogli un'atmosfera ricca di memoria. Di epoca aragonese sono i castelli di Venosa, Matera e Bernalda.

È nella Cattedrale di Matera con il Presepe in pietra di Altobello Persio (1534) e con la cappella dell'Annunciazione del figlio Giulio, anche essa in pietra, che si affermano il 1500 e l'eco rinascimentale adriatica. Importanti accenni al Rinascimento sono nell'abbazia di S. Michele Arcangelo a Montescaglioso o nei pilastri affrescati di S. Donato a Ripacandida. Il monastero di S. Maria di Orsoleo accoglie nel chiostro gli affreschi di Giovanni Todisco di Abriola, il protagonista del 1500 lucano che affresca anche la rinascimentale cripta Ferrillo della Cattedrale di Acerenza.

A Matera Palazzo Lanfranchi è il polo di espansione urbanistica cui fanno riscontro la chiesa del Purgatorio ed il convento delle Clarisse di S. Chiara e ancora S. Francesco d'Assisi e il Palazzo del Sedile, oggi sede del Conservatorio. Una sintesi artistica dal Medioevo al 1800 è rappresentata dalle masserie fortificate.

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