La storia dell’arte ligure inizia nelle grotte del ponente, con le veneri e il cavallo graffito su una parete dei Balzi rossi e con i graffiti del monte Bego.


Il monte Bego sulle Alpi Liguri è un imponente massiccio che ospita più di 100.000 incisioni rupestri, lasciate da pastori nel corso di tre secoli a scopo religioso, forse come omaggio alle divinità della natura. Sull’estremo versante opposto, in Lunigiana, sono state ritrovate una sessantina di statue stele di pietra arenaria grigia, scolpite con forme maschile o femminili, di cui non si conosce né il significato né l’autore, ma che probabilmente erano dedicate alle divinità da popolazioni agricole preistoriche.

La zona della Lunigiana, prende il nome dal sito romano di Luni, fondata nel 177 a.C. per l’esportazione del marmo apuano. I resti dell’antica città romana sono ben conservati e visitabili, così come ad Albisola Superiore resta una villa patrizia e a Ventimiglia il teatro romano. Ma resti romani in Liguria si trovano un po’ dappertutto, come la pietra miliare sulla via Julia Augusta del 13 a. C. che indica la distanza tra Chiappa e Roma, di ben 553 miglia.

Ad Albenga, che divenne cristiana tra il IV ed il V secolo, si trova il battistero, opera di arte paleocristiana, che conserva all’interno l’unico mosaico bizantino del nord Italia fuori da Ravenna. Ci sono testimonianze di epoca paleocristiana e longobarda anche nella pieve di Finale Ligure del 517. Tracce delle arti bizantina e macedone del X e XI secolo sono riscontrabili nell’abbazia di San Fruttuoso di Capodimonte sul promontorio di Portofino.

Gli edifici in stile romanico, sia civili che religiosi, sparsi per il territorio della regione sono numerosi: solo per citarne qualcuno, la cattedrale di Ventimiglia e Albenga, San Siro a Sanremo; Santa Maria di Castello, San Donato, le fiancate della cattedrale di San Lorenzo a Genova; nello Spezzino la cattedrale di Brugnato e San Pietro a Portovenere. Romanici e medievali sono poi i numerosi ponti della Liguria, come ad esempio a Taggia sull’Argentina e ad Andora sulla Mèrula, ma anche i più brevi come a Dolceacqua, a Pignone e a Zuccarello.

L’arrivo del gotico coincide con l’espansione di Genova e delle autonomie comunali. Vengono mantenute le strisce bianche e nere sulle facciate di chiese e palazzi del romanico ma il nuovo stile s’instaura in molte chiese come San Lorenzo e Sant’Agostino a Genova, San Fruttuoso di Capodimonte e Santa Margherita d’Antiochia a Vernazza. I castelli, soprattutto, diventano gotici e nascono i portici nelle strade come a Chiavari, Taggia, Zuccarello.

Molte maestranze straniere operarono nell’arte ligure, grazie anche agli scambi che Genova intratteneva con paesi lontani come la Spagna e le Fiandre ma anche con le terre più vicine come la Toscana e la Lombardia. L’annunciazione di Santa Maria di Castello a Genova è del tedesco Giusto di Ravensburg, l’autore del polittico del santuario di Montegrazie di Imperia è il milanese Carlo Braccesco, nella cattedrale di Sarzana si trova la Croce di Maestro Guglielmo (1138) di scuola toscana e umbra e, il monumento funebre a Margherita di Brabante è di Giovanni Pisano.

Nel tardo Quattrocento si afferma anche la pittura gotica, con i fratelli Biasacci e Giovanni Canavesio che operarono nel ponente ligure, e nel primo cinquecento, la scuola di Lodovico Brea si esprime in una elegante pittura tardogotica ligure-provenzale. Autori di moltissimi dei portali scolpiti in ardesia, emblemi del prestigio delle famiglie più potenti, furono la scuola dei maestri lapicidi di Cenova a ponente, e i fratelli Gaggini da Bissone a Genova.

 

 

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