In Sardegna la storia della presenza umana comincia nel paleolitico inferiore, come testimonia il rinvenimento di oggetti in pietra databili a 400.000 anni fa ma quest’isola vanta il primato di aver fatto nascere la prima grande cultura del Mediterraneo occidentale, che dalle diverse culture preistoriche ha dato vita, verso il 1.500 a.C. alla civiltà nuragica.

 

La civiltà Nuragica è di grande importanza perché rappresenta il punto d’incontro tra la cultura megalitica dell’occidente e la cultura urbana del Mediterraneo orientale. Le costruzioni megalitiche dell’arte nuragica sono tra le strutture più grandiose di tutta l’età del bronzo. Il monumento-simbolo di questa antica civiltà è il nuraghe, un edificio a torre, in pietre di grandi dimensioni più o meno regolarmente lavorate, al cui interno troviamo una o più camere sovrapposte caratterizzate dalla copertura a falsa cupola o tholos. 

Sull’isola nell’antichità si stabilirono anche i Fenici e grazie essi, il mondo nuragico entra in contatto diretto con il modello urbano da tempo affermatosi nel bacino del Mediterraneo. Nasce in questa fase una serie di empori commerciali fenici che poi assumono i connotati di vere e proprie realtà urbane: tra il IX e il VII sec. a.C. vengono fondate le città costiere di Sulki (Sant’Antioco), Karali (Cagliari), Nora (Pula), Bithia (Domusdemaria), Cuccureddus (Villasimius), Tharros (Cabras), Othoca (Santa Giusta) e le città interne di Monte Sirai (Carbonia) e Pani Loriga (Santadi). Anche i Cartaginesi dominarono l’isola per un breve periodo. Il passaggio della Sardegna sotto il dominio cartaginese accentuò ulteriormente il fenomeno di integrazione tra Sardi e Fenici, che rimase attivo a lungo anche dopo la conquista romana dell’isola. La presenza cartaginese fu rafforzata anche dalla fondazione di nuovi centri urbani, tra i quali spiccano Neapolis (Guspini) e Cornus (Cuglieri). Dopo i cartaginesi fu il turno dei romani. Nel 227 a.C. la Sardegna divenne provincia romana, sotto il controllo di un governatore. Da quel momento il processo di romanizzazione dell’isola si fece sempre più intenso. La Sardegna visse anche una “parentesi” sotto il dominio dei Vandali, che avevano stabilito in Africa settentrionale un proprio regno. Ma nel 534 l’isola viene riconquistata da Giustiniano e ritorna a far parte dell’impero romano, il cui baricentro si era però spostato da Roma a Costantinopoli. Inizia l’età bizantina, destinata a protrarsi fino al 1000. Quest’epoca rappresenta un periodo fondamentale per la storia sarda plasmando l’embrione per la struttura burocratica e giuridica dei quattro regni giudicali. Il medioevo, segnato dalla presenza dei Quattro regni di Càlari, Torres, Arborea e Gallura, è un periodo di grande fervore artistico, favorito dai re giudici che chiamando i più abili maestri dalla Provenza, dalla Lombardia e da Pisa hanno dato vita alla straordinaria stagione del romanico sardo. Con la conquista della Sardegna da parte dei Catalano-Aragonesi, viene portata in Sardegna una sensibilità artistica nuova, che è quella propria del gotico europeo. Una delle forme d’arte che viene importata è quella del retablo, che viene subito metabolizzata dai pittori locali, fino a formare in Sardegna una scuola tutta sarda che supera i maestri catalani e che vive fino al ‘600. Stiamo parlando della scuola di Stampace e dei pittori Michele e Pietro Cavaro, ma anche del Maestro di Castelsardo, di quello di Ozieri, di Antioco Mainas.

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